Home / Testimonianze Aziende / Il futuro dell’acciaio per l’edilizia risiede nell’innovazione green: Giuseppe Pasini e la strada europea verso la decarbonizzazione
Il futuro dell’acciaio per l’edilizia risiede nell’innovazione green: Giuseppe Pasini e la strada europea verso la decarbonizzazione
La decarbonizzazione dell’acciaio passa attraverso varie tecnologie. La più diffusa è quella basata sul forno elettrico, dove l’Italia è leader. Ma l’acciaio verde non è ancora certificabile.
12 Maggio 2025
Federico Piazza
L’acciaio a basse emissioni carboniche diventerà obbligatorio per i progetti di opere pubbliche in Europa? La questione si inserisce nell’EU Steel Action Plan previsto dal nuovo Clean Industrial Deal, che punta a promuovere l’economia circolare dei metalli.
Già oggi la riduzione dell’impronta ambientale nei processi produttivi viene valorizzata nelle gare d’appalto pubbliche per le forniture di acciaio. E questa tendenza è destinata a crescere, anche perché il mercato delle infrastrutture continua a essere il più promettente per l’acciaio green, vista la scarsa disponibilità del mercato privato a riconoscere un prezzo premium.
“Nei capitolati delle gare d’appalto per le grandi infrastrutture entrerà il requisito dell’acciaio green, anche se al momento a livello normativo non si è ancora definito cosa sia l’acciaio verde”, osserva Giuseppe Pasini, presidente del gruppo Feralpi di Brescia e attuale presidente di Confindustria Lombardia. “All’interno di Eurofer, l’associazione dei produttori siderurgici europei, il confronto è molto aperto”.
Pasini, past president di Federacciai, è convinto che il futuro dell’acciaio per l’edilizia nel mercato europeo risieda nell’innovazione per la sostenibilità ambientale del processo siderurgico. Per questo Feralpi ha lanciato FERGreen, una nuova linea di prodotti che massimizza il contenuto di materiali riciclati e riduce l’impronta di carbonio attraverso l’elettrificazione dei processi, l’utilizzo di fonti rinnovabili e l’ottimizzazione dell’efficienza energetica.

L’azienda ha inaugurato nel 2025 nuovi impianti a Lonato del Garda e a Riesa, in Germania, con l’obiettivo di realizzare i primi due laminatoi europei senza forni di riscaldo a gas. “Tra il 2022 e il 2024 abbiamo ridotto del 35% le nostre emissioni Scope 1 e Scope 2”, spiega Maurizio Fusato, responsabile Transizione ecologica ed energetica del gruppo.
I numeri confermano la validità della strategia: l’acciaio ottenuto da forno elettrico utilizzando rottami ferrosi riciclati causa mediamente un decimo di emissioni carboniche rispetto a quello da ciclo integrale con altoforno. Parliamo di circa 100-200 kg di emissioni contro 1.800-2.000 kg per ogni tonnellata di acciaio.
Carlo Mapelli, professore di siderurgia del Politecnico di Milano, identifica quattro soluzioni principali per diminuire l’impronta carbonica: il Ccus (carbon capture, utilization, and storage), l’idrogeno, l’elettrificazione completa del processo produttivo e lo sfruttamento delle biomasse.
Il settore sta cambiando rapidamente: secondo Siderweb, entro il 2030 nell’Unione Europea entreranno in funzione 28 nuovi forni elettro-siderurgici con una capacità di circa 43 milioni di tonnellate annue. Di questi, 24 sostituiranno altoforni e 4 saranno completamente nuovi.
Ma qual è la soglia di emissioni di CO2 per definire “green” l’acciaio? Non esistono ancora riferimenti normativi o standard condivisi, rendendo impossibile una certificazione per l’acciaio verde. Il problema è che la siderurgia europea è divisa, a causa di interessi contrastanti tra produttori specializzati in forni elettrici e quelli a ciclo integrale.
Queste divisioni riflettono differenze nazionali: l’Italia produce oltre l’80% del suo acciaio con forni elettrici, mentre la media UE è sotto il 50%. In Germania e Francia gli altiforni sono ancora preponderanti.
“Stiamo facendo una battaglia campale sul green steel”, ha dichiarato Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, a Made in Steel 2025. “La Commissione UE sembra disponibile ad assimilare una riduzione del 20% delle emissioni carboniche sull’acciaio da altoforno al livello del nostro acciaio italiano da forno elettrico, molto più decarbonizzato. Come Federacciai continuiamo a proporre una due diligence effettiva sull’acciaio green, perché crediamo si debbano rispettare le effettive emissioni della produzione”.
Sulla stessa linea si sono espressi Giuseppe Pasini e Carlo Beltrame, amministratore delegato del gruppo AFV Acciaierie Beltrame, confermando una posizione unitaria dell’industria italiana del settore.

Guarda anche


