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Due culture in contrasto? L’intellettualità tecnica e il futuro della formazione
Il valore intellettuale del lavoro tecnico e la necessità di una formazione integrata.
08 Dicembre 2024
Davide Cavaliere
Il contrasto tra discipline umanistiche e tecnico-scientifiche viene, in genere, inquadrato come una divisione tra “due culture”, per riprendere la celebre definizione del fisico e romanziere C.P. Snow, che ne parlò come di un problema di comunicazione e incomprensione reciproca.
Questa separazione non è sempre esistita, ma è emersa con la modernità e la progressiva specializzazione dei saperi, che ha frammentato l’integrazione del sapere rinascimentale.
La questione, dunque, non riguarda solo il metodo o l’oggetto dell’indagine, ma il ruolo che queste discipline svolgono nella società e la loro capacità di rispondere alle sfide che lo sviluppo tecnologico e le sue ricadute sociali pongono all’umanità.
Nel corso della storia, il sapere si è sviluppato attraverso una relazione dinamica tra teorie astratte e applicazioni pratiche.
Se, tradizionalmente, l’istruzione mirava a una formazione integrale dell’individuo, combinando discipline differenti, con la Rivoluzione Industriale, l’istruzione si orientò sempre più verso le esigenze pratiche della produzione e dell’industria.
Questo condusse a una maggiore enfasi sulle scienze applicate e sulla meccanica, spesso a scapito di altre materie, percepite come meno utili per il progresso economico, che pure conservarono un’aura di nobiltà.
L’istruzione tra teoria e pratica
Oggi, l’istruzione si trova divisa tra una tendenza alla specializzazione, che risponde alle richieste di un mercato del lavoro sempre più complesso, una crescente consapevolezza dell’importanza di un approccio interdisciplinare ai problemi, ostacolata però, da un lato, dalla permanenza di pregiudizi.
In questo contesto, il rapporto tra discipline “umanistiche” e meccanica deve essere ripensato per formare individui consapevoli e professionisti competenti.
In un mondo sempre più tecnologico, l’istruzione deve quindi promuovere un equilibrio tra queste due dimensioni, evitando sia una tecnicizzazione estrema, che rischia di produrre individui alienati, sia una eccessiva astrattezza, che li renderebbe, come già sono, incapaci di comprendere il funzionamento delle tecnologie di uso quotidiano, con le quali si ha spesso una mera “confidenza d’uso”.
La sfida dell’integrazione
L’educazione dovrebbe promuovere modelli integrati che combinano competenze umanistiche e tecniche.
I programmi come lo STEAM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Arti, Matematica) rappresentano un passo in questa direzione, riconoscendo l’importanza della creatività e del pensiero critico nel contesto delle scienze e della meccanica.
La risoluzione di problemi tecnici, così come la progettazione di macchinari, richiede un alto grado di astrazione e immaginazione, che rischia di essere soffocato da una scuola eccessivamente specialistica, che riduca la problematica tecnica alla consultazione di un manuale d’istruzioni.
Il “problema tecnico”, infatti, non è in contrasto con il livello teorico né il momento applicativo va inteso come “inferiore” rispetto alla costruzione della teoria, tuttalpiù rappresenta la necessaria “validazione” della teoria stessa, dal quale possono sorgere nuove interrogazioni.
Dopotutto, uno scienziato “eretico” come Giuseppe Sermonti, notava che la scienza è stata soprattutto una riflessione sul funzionamento delle tecniche.
Il mulino ha preceduto le teorie sul moto, i vaccini l’immunologia e la locomotiva la termodinamica. La connessione tra sapere teorico e pratico è fondamentale per comprendere la dinamica tra discipline umanistiche, meccanica e istruzione.
Orientamenti
In Italia, il numero di giovani che scelgono l’istruzione tecnica è relativamente basso rispetto a quello di chi opta per i licei, e questa tendenza può essere spiegata da diversi fattori culturali, sociali ed economici. I licei, come si è detto, sono spesso percepiti come percorsi di studio più prestigiosi, associati a un livello culturale più alto e a una preparazione più “nobile”, ma questo elemento strettamente “culturale” non sufficiente a spiegare il fenomeno.
Bisogna tenere conto di altri fattori: in primo luogo, la carenza di informazioni.
Molti giovani e famiglie non hanno una conoscenza approfondita delle opportunità offerte dagli istituti tecnici, che in realtà possono preparare a professioni altamente specializzate e richieste dal mercato del lavoro.
Prevalgono invece stereotipi che li dipingono come scuole più pratiche, meno adatte a una carriera accademica o lavorativa di alto livello.
In secondo luogo, il sistema educativo italiano tende a orientarsi molto, forse troppo, verso il percorso universitario. I licei sono visti come la via propedeutici per accedere all’università, mentre gli istituti tecnici, pur fornendo accesso all’università, sono percepiti come più orientati al mondo del lavoro, perpetuando la separazione dei saperi tecnici da quelli scientifico-teorici e “umanistici”.
Infine, sebbene l’istruzione tecnica sia pensata per preparare al lavoro, c’è un disallineamento tra le competenze insegnate e le richieste del mercato.
Questo può ridurre l’attrattività degli istituti tecnici, nonostante alcuni settori come l’industria, la meccanica o l’informatica si caratterizzino per una forte domanda di figure qualificate.
Una proposta
Si rende, pertanto, necessaria una “intellettualizzazione” del lavoro tecnico, ossia riconoscerne il valore culturale, intellettuale e sociale, andando oltre la tradizionale dicotomia tra “lavoro manuale” e “lavoro intellettuale”.
La sociologia, come la storia e la filosofia, possono aiutare a costruire una narrazione che dimostri come le professioni tecniche richiedano competenze avanzate, creatività e capacità analitiche. Il lavoro tecnico richiede conoscenze specializzate, che spaziano da competenze pratiche a concetti teorici.
Intellettualizzare il lavoro tecnico significa vedere questo sapere come una forma di conoscenza teorica, integrata con la “techné”. Si potrebbe anche proporre una “estetizzazione” della tecnica, sottolineando il valore estetico, talvolta implicito, di alcune attività tecniche. Anche il lavoro apparentemente “freddo” o “funzionale” può contenere elementi di bellezza.
Intellettualizzare il lavoro tecnico significa riconoscerlo come un’attività che va oltre la mera esecuzione pratica, valorizzando la dimensione teorica, inventiva e culturale. Questo approccio permette di collegarlo a discipline più ampie, di riflettere sulle sue implicazioni etiche e sociali e di comprenderne l’importanza all’interno di società complesse.

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