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Industria e formazione integrata, il modello intersettoriale dell’I.S.I.S. della Bassa Friulana

L’I.S.I.S. della Bassa Friulana di Cervignano del Friuli (UD) è un esempio particolare in ambito di industria e formazione intersettoriale. Si distingue infatti da altri Istituti tecnico-industriali per l’ampia offerta di indirizzi di studio: ben quindici. La dirigente Maria Elisabetta Giannuzzi racconta come da questa varietà nasca una sinergia tra settori che permette alla scuola di rappresentare un unicum nel suo genere.

05 Ottobre 2023

Maria Elisabetta Giannuzzi, I.S.I.S. Bassa Friulana Cervignano del Friuli (UD)

Come nasce l’I.S.I.S. della Bassa Friulana?
«È una realtà che nasce da un piano di dimensionamento regionale. Si è rivelato una grande opportunità perché avere nello stesso Istituto tre comuni diversi e quindici indirizzi di scuola è per noi un arricchimento. Ci permette di confrontare diversi ambiti del sapere e di fare in modo che ciascun indirizzo apporti ricchezza agli altri. Una sorta di dialogo perenne. Tutti i docenti dell’I.S.I.S. della Bassa Friulana hanno la convinzione che la crescita nasca dal dialogo e dal confronto tra realtà diverse».

E non è uno svantaggio in ambito di industria e formazione?
«No, anzi, è ricchezza. Il progresso è questo. Confrontarsi con il nuovo e farlo diventare un punto di partenza per un altro cammino».

Con così tanti indirizzi attivi, quanti diplomati escono dalla scuola ogni anno? E avete una richiesta di posti di lavoro da aziende con cui collaborate sensibilmente superiore a questi numeri?
«Ogni anno escono dalla scuola più di duecento nuovi diplomati. Soprattutto nelle sedi tecnico-professionali arrivano in continuazione telefonate con richieste di studenti. Accade anche che i ragazzi già in quarta vadano a fare Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (PCTO) e ricevano un feedback positivo per l’anno successivo. Abbiamo recentemente avviato un progetto sperimentale di apprendistato con un’importante ditta del territorio, la Danieli, che sta portando i suoi frutti».
L’intersettorialità è quindi la caratteristica che forse spicca di più di questo Istituto.
Se posso permettermi, lo distingue dagli altri istituti tecnici. Nella realtà della provincia e della regione credo che siamo l’unico Istituto che comprende un numero così alto di indirizzi».

Qual è l’indirizzo più frequentato?
«I numeri si suddividono più o meno in maniera equa, poi dipende dagli anni. La cosa interessante è che i ragazzi di indirizzi diversi fanno esperienze PCTO, Erasmus e tirocini mescolandosi tra di loro. Così, ad esempio, uno studente del tecnico-amministrativo potrebbe andare in Erasmus con uno del tecnico-industriale. Questo crea delle dinamiche e una condivisione di interessi».

Nell’area di quanti km è il campo di occupazione?
«Il dato di Eduscopio riportava 89 km. Posso dire per esperienza che quasi tutti i miei studenti trovano lavoro. Se vogliono andare via per avere nuovi orizzonti lo fanno, altrimenti rimangono nella provincia di Udine».

Quante ragazze ci sono su 1400 studenti?
«A Scienze Umane sono quasi tutte ragazze. Diciamo che con il liceo compensano un po’ lo squilibrio del tecnico: 608 ragazze e 775 ragazzi, per la precisione».

Che ruolo hanno per voi e la vostra scuola i new media e gli audiovisivi? Avete per esempio realizzato dei video da caricare su YouTube? C’è una biblioteca digitale?
«Per me sono importantissimi. Sono convinta che offrano una grande opportunità di crescita e anche di visibilità. Social e new media, se adoperati bene, sono il campo su cui investire nel futuro. Al contempo credo che la scuola debba educare e informare sull’uso di questi strumenti. Abbiamo del materiale video e il canale YouTube, ma non una vera e propria biblioteca digitale. Abbiamo video per la presentazione di ogni sede, di diversi progetti che abbiamo fatto e una mappa digitale della scuola».
Qui in Friuli la questione del marketing non la tratta nessuno come meriterebbe. Ci sono certamente aziende media molto valide, ma penso che ci sia urgenza di fare un deciso salto in avanti.
«Penso la stessa cosa a livello comunale e turistico. Sono stata recentemente in Slovenia e a livello di promozione del territorio non c’è paragone. Qui non c’è un’entità che unisca tutti i comuni e ciascuno va per i fatti suoi. Ed è un peccato perché in FVG ci sono zone bellissime, ma non vengono valorizzate per la mancanza di coordinazione».
La questione della valorizzazione da Lei sollevata è chiave. Perché è un aspetto fondamentale e i ragazzi possono essere un ottimo target per l’iniziativa.
«Anche perché questi ragazzi hanno bisogno di uscire dal meccanismo di depressione e disincanto, hanno bisogno di speranza per il futuro».

Criticità?
«I trasporti pubblici che servono l’Istituto sono una delle nostre più grandi difficoltà. Più volte abbiamo provato a interloquire con la Regione, ma non ha portato a nessun risultato. C’è un servizio di autobus, ma gli orari sono infelici. Iniziamo le lezioni alle 8:25/8:30, perché se cominciassimo prima non avremmo nessuno studente in grado di raggiungere l’Istituto con i mezzi pubblici. L’autobus che serve la nostra scuola parte da Udine, fa tutto il giro, prende gli studenti e arriva a Cervignano. Un giorno abbiamo calcolato che per fare la tratta da Fiumicello a Cervignano con i mezzi ci vuole un’ora.
Gli orari degli autobus non sono adeguati agli orari d’ufficio. Le uniche persone cui viene comodo utilizzare i mezzi pubblici sono i lavoratori del centro di Trieste o di Udine, che però usano il treno. Con l’autobus non si riesce a muoversi. Abbiamo provato a discutere con l’azienda, ma non è servito a nulla. Sono anni che proviamo ad avere contatti, ma non ci considerano interlocutori perché di fatto non siamo dei consumatori per loro e non hanno interesse a impegnarsi.
Per organizzare le attività pomeridiane dipendiamo dai genitori e dagli studenti maggiorenni che hanno già la patente e si muovono in auto. Molti stanno optando per le bici elettriche».

L’I.S.I.S. della Bassa Friulana a Cervignano del Friuli.

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