Home / Testimonianze Hab Istituti Tecnici / L’alta formazione ingegneristica degli Indian Institute of Technology
L’alta formazione ingegneristica degli Indian Institute of Technology
L’ingegnere aerospaziale Mangal Dev, capo di Hitachi Rail per India e Asia del Sud, spiega in un’intervista a Metal 5.0 come funziona il sistema degli IIT statali, gli Indian Institutes of Technology.
21 Dicembre 2024
Mangal Dev
In India si laureano mediamente tra gli 1,5 e i 2 milioni di ingegneri ogni anno. Di cui circa la metà in Computer Science e Information Technology. Tra le punte di eccellellenza della formazione ingegneristica indiana in vari campi tecnologici c’è la rete degli IIT – Industrial Training Institute, nata negli anni ’50 del secolo scorso, che oggi conta 23 Indian Institutes of Technology nelle principali città industriali del Paese.
Ingegner Mangal Dev, ci spiega come è strutturata l’istruzione tecnico-industriale in India?
«Ci sono due livelli di scuole tecniche in India, a cui si accede dopo dieci anni o dodici anni del primo ciclo di istruzione. Al decimo anno gli studenti hanno sedici anni, perché si inizia la scuola primaria a sei anni. Il livello di educazione tecnica a cui si accede a questa età è molto basilare e viene fornito dagli ITI – Industrial Training Institute. Ce ne sono tantissimi in India. Di fatto sono scuole professionali in cui si insegnano molte attività manuali legate ai processi industriali, a come lavorare su diversi tipi di macchine, alla riparazione e manutenzione degli impianti. Si insegnano materie e attività legate per esempio alla metallurgia, all’elettrotecnica, alla riparazione di computer e macchinari».
E il secondo livello di istruzione tecnica?
«Vi si accede dopo 12 anni del primo ciclo di istruzione, quindi a 18 anni. E prevede due percorsi: il diploma da politecnico e il degree da scuola di ingegneria. Che è quello che ho fatto io, per esempio, frequentando una Central Boarding School a Jammu City, nel Kashmir. La mia era una scuola pubblica, di quelle Central in India ce ne sono poche, sono più numerose le State Boarding Schools. I diversi tipi di Boards definiscono tipologie differenti di materie e di percorsi educativi».
E poi ha come ha proseguito gli studi?
«Finita la Boarding School ho sostenuto un difficile esame di ammissione per i college universitari tecnici, che sono a numero chiuso. Io ho fatto il Bachelor of Technology in Aerospace dell’Indian Institute of Technology (IIT) di Kanpur, che fa parte del network nazionale degli IIT».
Qual è il panorama delle scuole di ingegneria in India?
«Ci sono ottime scuole di ingegneria a Bangalore, Hyderabad, Kolkata, Pune, Chennai. Sono università tecniche pubbliche, dei singoli Stati o centrali. Chi accede a queste università tecniche poi trova lavoro in aziende spesso dello stesso territorio, e gli studenti arrivano da tutta l’India. Questi istituti hanno infatti programmi di collaborazione con aziende private o statali, sostenuti dalle politiche educative e industriali degli Stati indiani. Del resto, in India c’è in particolare una grande domanda di tecnici in ingegneria e informatica».
Sappiamo che ci sono anche molti manager indiani con formazione scientifica e ingegneristica indiana in diverse grandi aziende hi-tech americane, come per esempio Microsoft.
«Sicuramente la formazione digitale fornite da diverse scuole e università indiane è molto buona. E ci sono anche diverse aziende di altri Paesi (tedesche, giapponesi, italiane, etc.) che offrono percorsi agli studenti delle università tecniche indiane, che così vanno a specializzarsi all’estero».
Cosa ci può dire sugli Indian Institute of Technology?
«Gli IIT sono le scuole migliori per la formazione ingegneristica. Quando l’ho fatto io, il percorso di studi durava cinque anni, poi portato a quatto dal 1985. Oggi i programmi prevedono tre anni di teoria e attività di laboratorio di elettronica, metallurgia, meccanica, etc. Mentre nel quarto anno ci sono programmi semestrali in aree specifiche con docenti che sono esperti provenienti dell’industria. Dopo di che, ci si può anche specializzare con Master e PHd».
Lei per esempio cosa ha fatto?
«Nel secondo semestre del mio ultimo anno di ingegneria aerospaziale all’IIT di Kanpur ho fatto sei mesi di progettazione (design) con un docente del CSIR – NAL National Aeronautical Laboratories, che è un grande istituto di ricerca governativo con sede Bangalore».
Come è la collaborazione tra gli IIT e le aziende dei settori di sbocco lavorativo per gli studenti?
«In ingegneria c’è un forte livello di interazione con le imprese. Ci sono molto docenti aziendali con cui gli studenti lavorano su progetti industriali. E poi si fa orientamento industriale per due mesi, visitando tutte le aziende del settore in cui si studia. Io, per esempio, l’ho fatto in diverse aziende governative aerospaziali indiane. Seguono tre mesi di internship full time in azienda, prima di essere assunti. Ma lo stesso vale anche per chi fa invece il percorso scolastico di diploma tecnico, a cui si arriva dopo aver fatto un anno di training con lezioni pratiche. E poi i diplomati vengono assunti a tempo pieno dalle aziende».
Lei è un alto dirigente di Hitachi Rail. Ci sono indirizzi di studio specifici per il settore ferroviario in India?
«C’è una scuola a numero chiuso dove si insegnano elettronica, meccanica, operazioni, manutenzione applicate al ferroviario. L’esame di ammissione è difficile. L’azienda ferroviaria statale, Indian Railways, ha la sua università specialistica di settore, la Gati Shakti Vishwavidyalaya (GSV) con sede nel Gujarat. Sono previsti due anni di percorso di studio generale, seguito dalle diverse specializzazioni in ICT, meccanica, elettrico, segnaletica, etc. Ulteriori specializzazioni sono i Master, per esempio in meccatronica, e i Phd».

Guarda anche


