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L’innovazione didattica dell’I.T.I. G. Marconi di Dalmine nella Top Ten mondiale

Premio World’s Best School Prize 2024 per l’Istituto Tecnico Industriale bergamasco.

12 Aprile 2024

Maurizio Adamo Chiappa, I.T.I. Marconi di Dalmine

Il dirigente Maurizio Adamo Chiappa racconta la vasta rete di collaborazioni locali e nazionali in cui è inserita la scuola, che conta oltre 1200 studenti e 150 docenti e offre molteplici attività extracurriculari.

Quali sono gli indirizzi di studio dell’I.T.I. Marconi di Dalmine?
«Chimica dei materiali, elettronica, elettrotecnica, manutenzione, informatica telecomunicazioni, meccanica, meccatronica ed energia. Recentemente abbiamo aderito e introdotto il progetto ministeriale relativo al primo quadriennio di studi, a cui fa seguito un biennio di specializzazione».

Per cosa avete ricevuto il World’s Best School Prize 2024?
«Siamo stati individuati come una delle dieci migliori scuole al mondo come innovazione didattica.
Il premio ci riempie di orgoglio e permette alla nostra comunità scolastica di continuare a sviluppare i progetti su cui, ormai da dieci anni, siamo impegnati.
Di particolare aiuto è stato anche l’Endorsement che abbiamo ricevuto da parte dell’economista Carlo Cottarelli che ci ha visitato di recente».

Come rimanere al passo con le esigenze formative delle imprese?
«Da diversi anni facciamo parte della rete formativa IM2A, un network a respiro nazionale sostenuto dal Ministero dell’istruzione e del Merito che coinvolge circa 200 istituti, con capofila l’I.T.I.S. Paleocapa di Bergamo. Gli indirizzi interessati sono quelli meccanico, meccatronico e automazione.
Abbiamo implementato “Il salone aziendale”, un incontro fra studenti e imprese in cui sono stati fatti 2400 colloqui di lavoro.
Constatiamo, a seguito di tale esperienza, che meno dell’1,5% delle figure professionali che escono dalla scuola sono compatibili con ciò che cercano le aziende in un territorio dove la disoccupazione è intorno al 2%. Il problema è trovare la figura professionale giusta per le esigenze delle singole imprese, molto spesso PMI».
Come viene gestito il PCTO (Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento) all’I.T.I. Marconi? «Ackathon è un percorso annuale studiato in collaborazione con le aziende in cui i 1250 studenti sospendono periodicamente le attività didattiche tradizionali e partecipano ad attività di elaborazione di un progetto fisico fino alle fasi di testing e prototipazione.
Le attività si sviluppano in vario modo. Ciò ci consente di ispirare i giovani, che ricevono feedback importanti. Il tutto si completa con l’ausilio di 40 giudici provenienti dalle aziende. Il progetto è articolato su sei aree, ciascuna con un Istituto come riferimento. In totale abbiamo fatto 80 ore di attività che incorporano anche le ore di PCTO.
L’I.T.I. Marconi partecipa anche a ECLI (Expert, Class, Laboratory and Individual Experience), dove un esperto di un dato settore o argomento entra in classe e poi la classe stessa si reca in azienda.
Recentemente il direttore de Il Kilometro Rosso ha tenuto una Lectio Magistralis il cui tema era il processo tecnologico dal Brunelleschi fino alla scoperta del DNA.
All’interno dell’Istituto è attivo anche un laboratorio di imprenditoria. Inoltre siamo inseriti nel circuito Junior Achievement per l’imprenditoria giovanile, in cui gli studenti sono chiamati a preparare e sviluppare un Business Plan in collaborazione con molte aziende».

Perché uno studente di terza media dovrebbe scegliere il vostro Istituto Tecnico Industriale e non un liceo?
«La domanda dovrebbe essere: perché non sceglierlo?
L’Istituto Tecnico permette degli sbocchi lavorativi e una flessibilità superiore in termini di opportunità rispetto ai licei. Purtroppo in alcuni casi le persone preposte a fare orientamento nelle scuole medie non hanno l’esperienza aziendale necessaria per poter indirizzare opportunamente i ragazzi».

Quanti vostri diplomati entrano subito nel mondo del lavoro?
«Il 70%. Di cui l’80% trova lavoro in aziende molto prossime a dove vivono nello sviluppato tessuto industriale locale.
Questa percentuale comprende anche gli studenti che vorrebbero frequentare l’università ma purtroppo hanno limitazioni di carattere economico. In tal senso abbiamo evidenza che c’è una certa diversità fra la città Bergamo e la sua provincia. Inoltre, le aziende che concedono contratti per studenti-lavoratori sono poche».

Casi di studenti che sono poi diventati imprenditori o che si sono comunque distinti?
«Sì, in diversi campi. Alcuni sono anche entrati in incubatori di ricerca. Per esempio, un nostro studente del quinto anno che partecipava ad un progetto presso il Politecnico di Milano ha poi chiesto due suoi compagni di scuola in PCTO».

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