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Studenti e lavoratori: quando l’esperienza in azienda arricchisce la formazione tecnica

Dall’apprendistato alla crescita professionale: esperienze e riflessioni sulla formazione integrata scuola-lavoro.

21 Novembre 2024

Paolo Zanotta

L’esperienza come studente-lavoratore apporta un contributo essenziale alla formazione dei giovani tecnici che dovranno confrontarsi con responsabilità superiori rispetto a quelle incontrate nelle fasi di apprendistato.

Sforzo e determinazione: il percorso dello studente-lavoratore

Sono un ex studente lavoratore che ha frequentato l’istituto tecnico industriale. Lavoravo in una prestigiosa industria tessile nell’area milanese come garzone: il mio abbigliamento era la classica tuta blu e facevo il lavoro professionalmente più umile.
La mia sveglia suonava a mezzogiorno, incominciavo a studiare e alle 17.00 iniziava la scuola. Mi recavo a scuola in bicicletta, l’automobile era un sogno che si sarebbe realizzato più tardi, pedalavo al buio e, in inverno, al freddo. Poi tornavo a casa, una breve cena, e a mezzanotte riprendevo a lavorare fino alle 6.00 del mattino.

Non dormivo mai. Lo sforzo e l’impegno richiesti sono notevoli, considerando che lo studente-lavoratore è un giovane di 20 anni o poco meno.
Questo tipo di attività comporta uno sforzo sia dal punto di vista fisico che intellettuale.

Esiste una sola cosa che consente di studiare, lavorare e pedalare al freddo: la determinazione. Alla fine, il successo ripaga degli sforzi e dell’impegno profuso.

Copiare a scuola, imparare in azienda: il paradosso dell’apprendimento

C’è una differenza concettuale che mi ha sempre colpito nel modo in cui viene affrontato l’addestramento in una scuola e il modo in cui viene affrontato in azienda.

Curiosamente, a scuola non si può copiare da chi è più bravo, pena il ritiro del compito in classe e un voto basso.

In azienda, si è invece incentivati a copiare chi è più bravo e esperto di noi, ovvero a “rubare il mestiere”. In pratica, l’una chiede di fare esattamente il contrario di ciò che è richiesto dall’altra. Di fatto, ciò che viene vietato a scuola, viene incentivato in azienda. Eppure lo scopo del copiare è lo stesso in entrambe i casi: imparare.

Si dice che l’esperienza sia il tipo di insegnamento più difficile: prima ti fa l’esame, poi ti spiega la lezione. In realtà questo concetto sembra essere alla base di qualsiasi metodologia di ricerca anche in campo scientifico. L’apprendista è quindi riconducibile ad uno scienziato?

Osservare per imparare: l’efficacia dell’esperienza pratica

Supponiamo di dover imparare una lingua nuova solo con un supporto audio. Udiremo dei suoni incomprensibili che non hanno alcun significato per noi.
Ora immaginiamo di accompagnare quei suoni con un video che ci mostra un attore che compie la stessa azione registrata nell’audio.

Il supporto visivo, unito a quello sonoro, consente al nostro cervello di costruire strutture che non dimenticherà mai più. È così che abbiamo imparato a parlare la nostra lingua. Nello stesso modo la possibilità di osservare un meccanismo che lavora, il risultato di una reazione chimica o un programma informatico che funzione, è un tipo di apprendimento che coinvolge tutti i nostri sensi.

Questo è ciò che accade spesso ad uno studente lavoratore. La possibilità di osservare (… e di lavorare), per esempio, una parte meccanica in movimento unito alla teoria e all’attività pratica svolta negli istituti tecnici, consente la costruzione di quelle strutture mentali che consentono di “comprendere la lingua”.

Dal cubetto di ghiaccio al fiume: l’integrazione in azienda

L’elemento “duale” di studio e lavoro caratterizza in maniera più forte e significativa la figura professionale dei giovani, che mancano dell’esperienza necessaria per affrontare le prime esperienze lavorative, rispetto al profilo dello studente “semplice”.

La combinazione studio-lavoro consente di avere un quadro generale dell’andamento di un’azienda, che non riguarda solo la parte operativa.
La scuola, che non è sostituibile per nessuna ragione, dà un quadro teorico/pratico molto buono, poi l’esperienza fa il resto.

Spesso faccio l’esempio del cubetto di ghiaccio gettato nel fiume. Il fiume è il mondo del lavoro con la sua “corrente” e le proprie dinamiche. Il giovane che entra in azienda è il cubetto di ghiaccio che viene gettato nella corrente del fiume e incomincia a sciogliersi fino a diventare acqua.

Quel meccanismo di assimilazione delle dinamiche aziendali e quella forma di integrazione che il cubetto di ghiaccio deve affrontare, avvengono in maniera più rapida per uno studente lavoratore.

L’investimento delle aziende nella formazione “duale”

Un’azienda che s’impegna a sostenere uno lavoratore che studia, fa un investimento.
L’impegno che l’azienda assume nei confronti dello studente diventerà un valore altissimo sia per l’imprenditore che per lo studente.

La stessa azienda non interpreta il supporto allo studente lavoratore solo come una forma di investimento, ma anche come un apporto di tipo sociale e culturale.
Di fatto, l’imprenditore che consente ad un suo dipendente di frequentare la scuola, gli consente di crescere anche sul piano culturale e sociale.

Questo aspetto, spesso trascurato, non è affatto di poco conto, anzi non sono pochi i casi in cui lo studente, in progressione di tempo, ricorderà con piacere l’esperienza vissuta anche grazie al raggiungimento di un diploma che gli apre diverse strade.

Inoltre, uno studente lavoratore che percepisce lo sforzo dell’azienda si riconosce nei valori aziendali molto più facilmente che non altre persone.

Dai ruoli tecnici al management

Nel tempo, le opportunità che si aprono allo studente lavoratore sono molteplici.

L’esperienza fatta permette di ampliare il modo di pensare e riflettere. Il vantaggio competitivo che si acquisisce sta nell’aver vissuto un “duplice ruolo”, quello dello studente lavoratore.
Partendo dal livello base della struttura aziendale, si possono raggiungere posizioni intermedie o anche alte proprio utilizzando quel tipo di esperienza.

Alcuni decidono di percorrere l’intero tragitto carrieristico nella medesima impresa, altre persone invece optano per alternative che gli consentono una crescita ulteriore.

Nel mio caso, era l’opportunità di crescita. Il momento più importante del mio percorso è coinciso con l’internazionalizzazione del mio lavoro.

Sono passato dall’essere un tecnico che si dedicava al controllo qualità a un commerciale incaricato dei mercati esteri con un focus specialistico sul medio oriente.

Questo passaggio professionale ha aperto un ventaglio di possibilità e esperienze che osservo e vivo sempre con la lente dello studente-lavoratore. Non è il lavoro che cambia, è la prospettiva dello studente-lavoratore che cambia.

Un’esperienza formativa unica

Non c’è dubbio che chi studia e lavora contemporaneamente fatichi più di altri ad ottenere i risultati sperati. Questo è dovuto semplicemente al fatto che lo studio e il lavoro insieme sono un mix molto impegnativo.

Chi ha lavorato durante gli anni di studio, frequentando un corso serale presso un istituto tecnico, sente di appartenere ad un gruppo di persone che hanno faticato più di altri per ottenere un diploma di scuola media superiore. Ha anche però la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza unica nel suo genere e di aver acquisito dei valori sia personali che professionali fondati sull’impegno costante.

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