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Digitalizzazione e cybersecurity nelle imprese italiane: AICA fotografa un’Italia a due velocità, con le PMI che rischiano di restare indietro

I dati 2025 dell’Osservatorio AICA: grandi imprese e piccole realtà sempre più distanti, mentre gli attacchi informatici triplicano.

03 Settembre 2026

Competenze digitali, intelligenza artificiale e cybersecurity: l’Italia accelera ma il divario tra grandi imprese e PMI resta ampio.
È questo il quadro che emerge dai dati 2025 dell’Osservatorio delle Competenze Digitali, commentato da Antonio Piva, presidente di AICA, l’Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico, punto di riferimento nazionale per lo sviluppo della cultura digitale e la certificazione delle competenze informatiche.

«Il quadro è in miglioramento, ma rimane a due velocità – osserva Piva -. Da una parte è in corso una forte accelerazione nell’utilizzo del cloud, dei software gestionali, dell’analisi dei dati e dell’intelligenza artificiale. Dall’altra resta molto ampio il divario tra grandi imprese e PMI e, soprattutto, tra chi sperimenta una tecnologia e chi riesce realmente a integrarla nei processi aziendali».

I numeri confermano la tendenza. Nel 2025 quasi l’80% delle imprese italiane con almeno dieci addetti ha raggiunto un livello almeno basilare di intensità digitale. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale è raddoppiato in un anno, passando dall’8,2% delle imprese nel 2024 al 16,4% nel 2025. Ma nelle grandi imprese l’adozione raggiunge il 53,1%, mentre tra le PMI si ferma al 15,7%. Il divario, invece di ridursi, si è ampliato.

Il nodo centrale resta quello delle competenze. Tra le imprese che hanno valutato l’introduzione dell’intelligenza artificiale senza poi procedere, il 58,6% indica come ostacolo principale la mancanza di competenze adeguate. «La tecnologia è un moltiplicatore, ma moltiplica ciò che trova – afferma Piva -. Se un processo è inefficiente, digitalizzarlo senza ripensarlo rischia di renderlo soltanto più rapidamente inefficiente. Non è sufficiente mettere un nuovo motore dentro una vecchia automobile: bisogna verificare che telaio, freni e conducente siano pronti a utilizzarlo».

Sul fronte della cybersecurity la situazione è critica. Secondo l’Agenzia Nazionale per la Cybersecurity, un quarto delle PMI italiane ha dichiarato di essere stata oggetto di attacchi informatici tra il 2022 e il 2025, con un numero triplicato rispetto alla rilevazione precedente. L’Osservatorio Attacchi Digitali (OAD) di AICA, giunto nel 2026 al diciannovesimo anno consecutivo, ha rilevato che il 72,4% delle aziende partecipanti all’indagine aveva subito attacchi digitali nel corso del 2023. «Un attacco informatico non colpisce più soltanto i computer dell’ufficio: può bloccare macchinari e linee produttive, interrompere le consegne, compromettere i dati tecnici e danneggiare il valore dell’impresa», sottolinea Piva.

Una ricerca basata su 11.000 assessment aziendali, condotta da AICA in collaborazione con Anitec-Assinform, mostra che il 70% delle persone ha competenze inferiori alla sufficienza su password, antivirus e pratiche basilari di sicurezza informatica. Per le imprese manifatturiere le priorità sono molto concrete: conoscere tutti i dispositivi collegati, proteggere le reti, controllare gli accessi, conservare copie di sicurezza realmente recuperabili e predisporre un piano di risposta agli incidenti.

«Non tutte le PMI possono costruire una fortezza informatica – conclude Piva -. Tutte, però, devono sapere quali porte possiedono, chi ne detiene le chiavi e cosa fare quando suona l’allarme». Un messaggio che vale anche per la pubblica amministrazione, dove la pressione cyber è in forte crescita: nel solo primo semestre del 2025 sono stati censiti 1.549 eventi cyber, il 53% in più rispetto allo stesso periodo del 2024.

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