Home / Testimonianze Aziende / La siderurgia in trasformazione, lo speciale “Forti come l’acciaio”

La siderurgia in trasformazione, lo speciale “Forti come l’acciaio”

Mercati mondiali, tecnologie green e formazione: le sfide dell’acciaio italiano.

07 Novembre 2024

Metal Hab ha collaborato all’edizione speciale “Forti come l’acciaio”, inserto dedicato al settore siderurgico pubblicato come supplemento al quotidiano Brescia Oggi del 6 novembre 2024, curando contenuti e coordinamento editoriale.

L’analisi di “Forti come l’acciaio” si è focalizzata su diversi temi interconnessi a livello locale e globale.

In particolare: come la siderurgia bresciana, italiana ed europea sta affrontando il calo della domanda industriale in buona parte dei principali mercati di riferimento; l’eccesso di capacità produttiva globale di acciaio grezzo; le spinte protezionistiche non solo verso Cina e Asia ma anche tra America ed Europa; la questione strategica dei rottami ferrosi per la transizione elettro siderurgica europea; le prospettive della decarbonizzazione di settore con il caso del progetto dell’acciaieria a idrogeno verde Stegra in Svezia.

Trasversale a tutte queste sfide di mercato e tecnologiche per le aziende siderurgiche nel prossimo decennio è la questione della ricerca e della formazione di competenze e di nuovi lavoratori.

Surplus mondiale e pressione sui mercati

Nel 2026 la sovra capacità globale di produzione siderurgia supererà i 600 milioni di tonnellate (previsioni GFSEC – Global Forum on Steel Excess Capacity).

È cresciuta moltissimo in Asia, trainata dalla Cina che rappresenta oltre la metà della capacità e della produzione mondiale di acciaio grezzo. Pechino, per dinamiche anche politiche e sociali interne, a fronte del calo della domanda interna a causa primariamente della crisi immobiliare sta riducendo poco i suoi volumi produttivi (1000 milioni di tonnellate l’anno).

E quindi nel 2024 la Cina sta esportando 100 milioni di tonnellate di acciaio, un flusso che ha effetti distorsivi di mercato in altri Paesi asiatici e in parte anche in Europa.

È in aumento anche la capacità degli impianti siderurgici dell’India, diventata il secondo Paese produttore al mondo di acciaio.

E anche il Nord Africa, pure con numeri ben più piccoli, sta ampliando le installazioni per servire i promettenti mercati locali e più in generale il mercato africano in via di sviluppo, da cui deriva anche un incremento dell’export verso l’Europa.

Dove invece si stanno riducendo impianti e produzione. «L’Ue – osserva Axel Eggert, direttore generale dell’associazione dei produttori europei Eurofer – è l’unica macro regione al mondo che negli ultimi 15 anni ha ridotto in maniera considerevole la sua capacità produttiva. Dal 2009 al 2016 per esempio sono stati tagliati circa 25 milioni di tonnellate».

Protezionismi in Usa e Ue

Negli Stati Uniti per difendere l’industria siderurgica nazionale sono già in corso politiche protezioniste molto decise, con dazi elevati sull’import di acciaio sia dall’Asia sia dall’Europa. «Purtroppo – ha commentato Federacciai Antonio Gozzi, presidente dell’associazione confindustriale dei produttori siderurgici italiani Federacciai – non riusciamo più a vendere in America a causa di un dazio del 25% sull’acciaio europeo deciso dall’amministrazione Trump.

Che si sarebbe potuto superare se l’Ue avesse accettato la proposta dell’amministrazione Biden di creare, a fronte di dazi alla Cina, un’area di libero scambio tra Canada, Stati Uniti, Messico, Europa, Giappone, Corea del Sud e Australia. Purtroppo l’Ue ha rifiutato, perché la proposta non era in linea con le regole WTO».

Le maglie della tutela per la produzione di acciaio si stanno comunque serrando anche in Europa.

Nel 2024 l’Ue ha infatti prorogato e rafforzato per due anni la salvaguardia che fissa quote massime contingentate trimestrali per i coils a caldo importati da diversi Paesi extra Ue.

Soprattutto asiatici e mediorientali, da cui arrivano prodotti a basso costo molto concorrenziali e a volte anche in dumping. La salvaguardia Ue si applica non solo a Cina e India, per esempio.

Ma anche a Corea del Sud, Egitto, Giappone, Taiwan, e altri. Federacciai considera le misure vigenti non ancora sufficienti. «Vanno irrobustite – dichiara il presidente del gruppo bresciano Feralpi Giuseppe Pasini – in particolare rispetto alla Cina, da dove arrivano prodotti a prezzi molto bassi.

E anche dalla Turchia.

In Europa dobbiamo fare come gli Stati Uniti, che proteggono il proprio mercato con i dazi. Condivido questa posizione con tanti colleghi industriali».

Di avviso opposto è l’altra associazione di imprese della filiera siderurgica italiana, Assofermet, che raggruppa i centri di servizio, i trader e i distributori commerciali. Ed è molto critica verso le misure della salvaguardia Ue che si applicano anche a «diverse tipologie di acciaio di qualità che in Europa non sono acquistabili.

Prodotti per esempio – sottolinea Paolo Sangoi, amministratore delegato dell’omonimo centro servizi friulano e presidente di Assofermet Acciai – che arrivano solo da Taiwan, Giappone e Corea del Sud.

Se si chiudono i rubinetti di queste importazioni, imponendo quote massime per Paese, ci precludiamo la possibilità di rispondere adeguatamente alle esigenze della nostra manifattura».

I rottami ferrosi

Federacciai e Assofermet hanno posizioni diverse anche sulle prospettive di vietare o comunque ostacolare l’export di rottami ferrosi dall’Europa verso destinazioni extra Ue. Che è molto rilevante, perché oggi la domanda continentale di rottame è ben al di sotto della raccolta (15 milioni di tonnellate di saldo positivo nel 2023).

Federacciai ha chiesto di bloccare i flussi in uscita perché il rottame è materiale strategico per la transizione dell’elettrosiderurgia europea dagli alto forni a carbone ai forni elettrici, il fabbisogno europeo è destinato ad aumentare mentre la raccolta di materiale di qualità rischia di diminuire.

Assofermet invece è contraria a limitazioni normative che distorcerebbero il mercato a detrimento degli operatori della filiera della raccolta, del trattamento e del commercio dei rottami, e propone di seguire semplicemente le dinamiche di domanda e offerta così come si evolveranno nei prossimi anni.

Il MCR EXPO sul riciclo di metalli

Dal 14 al 16 maggio 2025 si tiene a Montichiari (BS) l’evento MCR EXPO – Metal Circular Recycling. Un ambito in cui l’Italia è ai primi posti al mondo per capacità, innovazione e produttività.

Attori finanziari e bancari, stakeholder politici, sociali ed economici sono coinvolti nel MCR EXPO nella esplicitazione dei criteri ESG per investimenti e nuove tecnologie. Per l’industria del recupero e del riutilizzo dei metalli ferrosi e non ferrosi. L’evento è anche un learning Expo di tre giorni di formazione e collaborazione di scuole e università con le imprese delle filiere che costituiscono l’economia circolare dei metalli.

Le tecnologie siderurgiche green italiane

La Pmi bresciana Sideridraulic System e il gruppo friulano Danieli sono due casi di impiantisti italiani vocati a presidiare tutti i mercati internazionali per le tecnologie che facilitano la gestione sostenibile dal punto di vista ambientale della produzione di acciaio.

Sideridraulic è specializzata nel trattamento del ciclo idrico nei processi produttivi siderurgici. «In questo momento – racconta l’amministratore delegato Mario Bodini – stiamo lavorando negli Stati Uniti, in Messico, in India, in Europa. In Svezia in particolare partecipiamo al grande progetto greenfield Stegra in Svezia, un’acciaieria completamente alimentata a idrogeno verde, in cui Sideridraulic contribuisce a gestire il complesso sistema di trattamento e raffreddamento delle acque. Il laminatoio, che produrrà cinque milioni di tonnellate all’anno di laminati piani, necessita di un impianto che gestisce circa 60mila metri cubi d’acqua all’ora».

Danieli, eccellenza negli impianti produttivi, sottolinea l’importanza della versatilità nell’offerta di soluzioni ad hoc a seconda delle esigenze dei mercati locali. «Ci sono ottime opportunità negli Stati Uniti – ha spiegato il presidente e direttore finanziario Alessandro Brussi – e ci aspettiamo una crescita in Giappone, India, Nord Africa.

E in tutte le aree dove è previsto un aumento del consumo di acciaio nei prossimi anni, che potranno sfruttare una maggiore disponibilità di materie prime. Per i fornitori di tecnologia un potente driver è poi la decarbonizzazione, che necessita sia di capitali privati sia di contributi governativi per trainare il cambiamento dell’industria siderurgica».

Attenzione anche ai PPA (Power Purchase Agreement) per la fornitura di energia elettrica fotovoltaica delle aziende siderurgiche bresciane Feralpi, Ferriera Valsabbia e Ori Martin.

Competenze e formazione: la sfida chiave per il futuro

Per ridurre il gap tra domanda e offerta di lavoro e competenze tecniche nell’industria siderurgica, si moltiplicano le iniziative di formazione specializzata.

Le Academy aziendali e i corsi ITS rappresentano esempi virtuosi di come il settore stia investendo nella preparazione dei futuri tecnici e manager.

In questo contesto si inserisce Metal 5.0, l’iniziativa che promuove il dibattito tra industria metallurgica e istituti tecnici, promuovendo occasioni di incontro e confronto tra studenti e aziende. Gli eventi hanno evidenziato come la formazione tecnica specializzata sia cruciale per affrontare le sfide dell’innovazione nel settore siderurgico.

Guarda anche

2024-11-22T19:45:34+01:00
Torna in cima