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Sideridraulic, le tecnologie per il ciclo idrico industriale e civile hanno bisogno di diplomati tecnici
La siderurgia è la specializzazione storica di Sideridraulic System, azienda bresciana produttrice di tecnologie elettromeccaniche per gli impianti di trattamento e depurazione del ciclo idrico in ambiti industriale e civili e per l’abbattimento, la depurazione e la filtrazione dei fumi provenienti da processi industriali.
15 Ottobre 2024
Mario Bodini, Amministratore Delegato
L’amministratore delegato Mario Bodini è intervenuto al panel dedicato ai temi della transizione ecologica e dei mestieri green della conferenza Metal 5.0 – Country of Metals del 12 aprile 2024 all’I.I.S. Castelli di Brescia.
«Ogni processo industriale deve avere un impatto ambientale sostenibile. Oggi abbiamo tutte le tecnologie per farlo in ambito acqua sia industriale sia civile», è il suo messaggio agli studenti.
Che studi dovrebbe fare un giovane desideroso di contribuire a progetti sostenibili?
«Discipline tecniche, innanzitutto. Direi che gli studi legati all’ingegneria ambientale sono quelli più consoni a formare figure professionali di ottimo livello. Anche l’ingegneria chimica e biotecnologie consentono di inserirsi nel mondo del lavoro con una buona preparazione. Sono tutte materie che si avvicinano al nostro mondo delle tecnologie per il trattamento dell’acqua e dell’aria».
Quali opportunità offre Sideridraulic ai diplomati tecnici?
«Molte. L’esperienza universitaria forma più nel dettaglio il tecnico, ma noi guardiamo sempre a istituti tecnici e ITS con molto interesse, Dopo il diploma, infatti, i cinque anni di esperienza in azienda che il diplomato fa, invece di frequentare l’università, hanno una tale portata che lo equiparano in termini di conoscenze ed esperienza al livello di un laureato neo assunto».
Possiamo inquadrare Sideridraulic in termini di numeri del giro d’affari e principali mercati?
«Nel 2023 abbiamo fatturato 65 milioni di euro, nel 2024 arriveremo a 85 milioni, nel 2025 con il portafoglio ordini che abbiamo chiuderemo a 130 milioni. Il settore dell’acciaio, che come suggerisce il nome della nostra azienda è l’area in cui siamo nati e dove siamo sul mercato da cinquant’anni, rappresenta intorno al 60% del nostro giro d’affari.
Abbiamo clienti in tutto il mondo: in questo momento stiamo lavorando su impianti di trattamento dell’acqua utilizzata nei processi siderurgici di acciaierie negli Stati Uniti, in Messico, in India, in Svezia. E ovviamente anche in Italia, dove collaboriamo con produttori siderurgici grandi e piccoli. Tra i cantieri aperti c’è anche quello per la grande acciaieria di Taranto».
Cosa state facendo per l’ex Ilva – Acciaierie d’Italia?
«Ci occupiamo di uno dei più grossi progetti previsto dal piano Aia imposto dalla autorità ambientali per l’adeguamento dell’acciaieria. Vale 43 milioni di euro e prevede il trattamento di tutte le acque di prima pioggia dello stabilimento. Cioè, si raccolgono in 350 vasche le acque di prima pioggia in tutti gli angoli dell’area di produzione, dai piazzali ai tetti dei capannoni. E poi le si rilancia lungo 80 km di tubazioni a tre impianti di depurazione centralizzati, che le trattano e le depurano prima di scaricarle a mare.
Nonostante le traversie dello stabilimento siamo giunti ormai al 70% di realizzazione del piano che, essendo strategico per l’impatto ambientale del sito industriale, procede a prescindere da quelli che saranno gli sviluppi societari dell’ex Ilva».
Altri progetti rilevanti in ambito acciaio?
«Partecipiamo al grande progetto greenfield H2 Green Steel Sweden a Boden nel nord della Svezia, dove si sta costruendo la prima acciaieria in Europa completamente alimentata ad idrogeno green prodotto con elettricità da fonti rinnovabili. Noi ci occupiamo del ciclo idrico per il processo produttivo dello stabilimento, dalle fonti disponibili (fiumi, pozzi, mare) al raffreddamento fino al trattamento delle acque di scarico».
Cosa caratterizza dal punto di vista green il progetto H2 Green Steel Sweden?
«Come vettore energetico per alimentare la produzione di 5 milioni di tonnellate l’anno di accio si utilizzerà idrogeno green ottenuto tramite idrolisi da risorse idriche locali, eliminando l’utilizzo di Carbon Coke nel processo siderurgico a ciclo integrale.
Il progetto è verosimilmente il primo di una lunga serie, perché la decarbonizzazione dell’acciaio non è più uno slogan. Le acciaierie, infatti, si stanno muovendo in questa direzione, e chi produrrà acciaio in maniera tradizionale si troverà verosimilmente in difficoltà.
H2 Green Steel Sweden entrerà a regime nel 2026. Nel frattempo ha già ricevuto ordini pari a tre anni di produzione da parte di diverse note case automobilistiche, che hanno esigenza di utilizzare acciaio con certificato green per abbattere l’impronta carbonica nel bilancio ambientale di ogni singola vettura prodotta».
Cos’è l’Environmental Clearance?
«È un elemento imprescindibile soprattutto in Europa. Prima ancora del piano industriale. In Europa si devono infatti realizzare impianti a basso impianto ambientale. Nel caso della depurazione dell’acqua, dobbiamo arrivare ad una cristallizzazione del refluo che consenta di avere emissioni zero.
Mentre gli impianti per il trattamento dei fumi, per poter essere a termini di legge, devono depolverizzare al massimo. Per quanto riguarda il settore del ciclo idrico municipale, cioè trattamento dell’acqua potabile e trattamento e depurazione delle acque di scarico, grazie anche al PNRR sono aumentati i progetti di adeguamento infrastrutturale».
Quindi state aumentando l’attività anche nel settore pubblico?
«In ambito ciclo idrico comunale abbiamo diversi cantieri aperti in tutta Italia e stiamo partecipando a molte gare. Va sottolineato però che il PNRR va ultimato, pagato e rendicontato entro metà 2026.
Il committente deve infatti prima pagare la commessa e poi rendicontare in modo da incassare i soldi in progressione di tempo. Ciò significa che i lavori devono essere terminati nel 2025. E purtroppo, non solo in ambito idrico, ci sono dei ritardi e verosimilmente occorreranno delle proroghe da concordare con l’Unione Europea».

Mario Bodini.
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