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Welcome in Azienda: una priorità per la competitività dell’industria europea
La sfida della formazione nell’era della mobilità professionale.
21 Gennaio 2024
Davide Lorenzini
Le criticità emerse nell’ambito dell’ex Alternanza Scuola Lavoro evidenziano problematiche che vanno oltre il sistema scolastico, coinvolgendo direttamente le aziende. Tra le principali criticità riscontrate emergono la scarsa qualità delle esperienze offerte agli studenti, con attività talvolta poco formative, e le problematiche legate alla sicurezza, che hanno sollevato dubbi sulle condizioni di lavoro e sulla supervisione.
Nelle realtà aziendali più piccole e meno strutturate, gli studenti vengono talvolta percepiti come un peso, senza che vengano sviluppati percorsi mirati alla valorizzazione dei giovani talenti.
Un aspetto particolarmente critico, segnalato da diversi responsabili HR, riguarda la scarsa propensione all’inclusione da parte di alcuni dipendenti e capisquadra, che si manifesta in dinamiche che ricordano forme di “nonnismo” lavorativo.
Se questo atteggiamento poteva essere tollerato negli anni Ottanta, quando la domanda di lavoro superava ampiamente l’offerta, oggi lo scenario è decisamente mutato. I giovani hanno maggiore libertà di scelta del proprio percorso professionale, rendendo fondamentale per le aziende stimolare l’engagement delle nuove risorse. I valori aziendali, il senso di utilità del lavoro e il benessere personale sono diventati prioritari rispetto a carriera e remunerazione economica.
Le aziende dovrebbero investire maggiormente nella formazione dei dipendenti all’accoglienza, analogamente a quanto avviene per la sicurezza sul lavoro.
La mancanza di questa sensibilità rischia di compromettere la spinta all’innovazione di cui l’industria europea necessita.
Il fenomeno della “fuga dei cervelli” potrebbe estendersi anche alla manodopera specializzata, come già si osserva nel settore siderurgico, dove i migliori professionisti europei vengono reclutati da player internazionali per progetti innovativi.
Un esempio di questo fenomeno si osserva nel settore siderurgico, dove i migliori responsabili di stabilimento e produzione europei vengono reclutati dai grandi player di India, Oman ed Emirati Arabi Uniti per sviluppare progetti di produzione di acciaio green. Questi “fuoriclasse” sono chiamati a formare il personale locale, creando il rischio che, dopo l’ingaggio dei professionisti più esperti, l’attenzione si sposti verso i giovani talenti europei.
A questo si aggiunge la significativa attività di scouting che la Germania sta conducendo nei Paesi dell’Est, delineando uno scenario preoccupante per il futuro del capitale umano europeo.
Le risorse umane rappresentano una “materia prima” strategica che deve essere protetta e valorizzata per mantenere la propensione all’innovazione europea ai livelli storici. Solo attraverso un cambio di paradigma nella gestione delle persone sarà possibile preservare e sviluppare le competenze necessarie per il futuro dell’industria europea.

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