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L’esperienza di Massimo Zanzi, ex studente dell’ITIS Volta di Trieste, pioniere della telefonia mobile in Italia

Dal banco di scuola alla rivoluzione nelle telecomunicazioni: la storia di un pioniere italiano.

05 Febbraio 2024

Non c’è testimonianza più efficace di un percorso di formazione quando a darla è un protagonista della società, con i risultati del suo fare e con quella che lui stesso offre attraverso un racconto.

Esemplare è il caso di Massimo Zanzi e della sua storia imprenditoriale. Formatosi all’ITIS Alessandro Volta di Trieste, certamente l’insegnamento ricevuto in questo istituto, considerato di punta nell’area giuliana per l’elettronica e l’informatica, non è stato estraneo alle sue successive realizzazioni. La sua storia è emblematica dell’audacia, della competenza e della genialità degli imprenditori italiani, che si espleta non solamente in qualcuna delle ricorrenti “età dell’oro” dell’economia nazionale, ma anche nelle sue altrettanto ricorrenti fasi difficili.

Massimo Zanzi è stato fondatore, poi guida operativa, di Telital, poi di Telit, che si abbina alla nascita della telefonia mobile in Italia. Partendo da tecnico esperto della Iret, un’azienda italiana che ha operato nel campo delle telecomunicazioni, soprattutto di tipo militare e in particolare con paesi cosiddetti non allineati, con la prima Crisi del Golfo avvertì le difficoltà connesse alla geopolitica, con l’embargo decretato a Baghdad e il conseguente inizio della crisi per Iret.

Zanzi pensò subito al radiomobile, che già alcuni definivano “snodo del futuro” nel campo delle telecomunicazioni e, conseguentemente, dell’economia planetaria. Iniziò a scommettere con il suo gruppo di tecnici e, pur vedendosi rifiutato dall’allora SIP un piano industriale da un milione di utenti, non si perse d’animo e, con l’aiuto di un’azienda svizzera, creò il primo telefono mobile per auto. Un apparecchio che ricordiamo pesantissimo, di circa cinque chili, che tuttavia segnò un prima e un dopo nella vita degli italiani.

Questo “dopo” si materializzò, grazie a Zanzi, in qualcosa di ponderalmente opposto: il primo telefono cellulare italiano, più piccolo di quello della Nokia, allora considerata insuperabile nel nascente mercato dei cellulari. Questa realizzazione fu favorita indubbiamente dall’ingresso come finanziatori dei fratelli Riello, famosi costruttori veronesi di caldaie, ma il genio fu di Zanzi. La SIP, intanto diventata Telecom, garantì, attraverso la consociata Italtel, l’acquisto di una certa quota dei suoi apparecchi a Telital.

Il giro si ampliò, anche con l’intervento in paesi come Cina e Corea, ma i Fratelli Riello, pur divenuti nel frattempo soci di maggioranza, si ritirarono. Zanzi non si perse d’animo, trovò un importante acquirente nella statunitense Qualcomm, che si stava occupando di una rete satellitare che servisse la telefonia mobile, e un importantissimo finanziatore nelle Generali. L’attività si ampliò, con l’intervento in altri paesi, come Giappone e Stati Uniti, e con l’apertura di una fabbrica in Cina, e i fatturati pure. Arrivò l’offerta d’ingresso nel cda di Generali, ma il suo “genio”, partito dall’Istituto Volta, lo fece rimanere nelle telecomunicazioni.

Per informazioni sull’ITIS Alessandro Volta di Trieste, istituto dove si è formato Massimo Zanzi, clicca qui.

Il TELITAL GM210E, lanciato nel 1998 e brandizzato Vodafone, pesava 146 grammi ed era progettato per le reti GSM 2G europee.

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