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L’istruzione tecnica si specializza per rispondere alle esigenze dell’industria: Barbieri del Malignani spiega il modello 4+2
Il dirigente scolastico dell’istituto friulano analizza il rapporto tra scuola e mondo del lavoro, tra nuovi percorsi formativi, digitalizzazione e sfide internazionali.
21 Marzo 2025
Nel confronto con Oliviero Barbieri emergono le sfide dell’istruzione tecnica attuale: tecnologie complesse, necessità di specializzazione avanzata e urgenza di un modello formativo che integri teoria, pratica e internazionalizzazione.
La preparazione degli allievi al termine del percorso di studio quinquennale risponde alle aspettative dell’industria?
«La preparazione degli allievi al termine del percorso di studio quinquennale non sempre risponde alle aspettative dell’industria. Le tecnologie sono molto complesse, e la preparazione per gestirle praticamente necessita di ulteriori specializzazioni. L’opportunità di estendere il percorso scolastico è un aspetto positivo.
Il “sistema” di 4 più 2 anni mantiene una caratteristica specifica degli istituti tecnici: approfondire gli argomenti con una connotazione pratica, reale e operativa, permettendo l’operatività diretta con le macchine e l’ingresso in azienda.
Questo nuovo percorso offrirà sicuramente maggiori possibilità ai giovani. Abbiamo sposato il progetto con entusiasmo, partiremo con tre corsi e abbiamo un ottimo rapporto con l’istituto tecnico di riferimento.»
Qual è stato il ruolo della famiglia Benedetti e della Danieli nella creazione della nuova sede?
«Gianpietro Benedetti ha avuto l’idea e ha sempre supportato sia l’istituto Malignani che l’ITS. Ha avuto la lungimiranza di pensare a una sede adatta alle nuove esigenze, creata appositamente per l’ITS.»
Senza Danieli e Benedetti e la svolta verso la borsa, se non ci fosse stato quel gesto e tutto quello che poi ne è conseguito, probabilmente il Friuli avrebbe 20 miliardi in meno di PIL. Condivide questa prospettiva?
«Potrebbe essere, considerando che in Friuli esistono molte altre realtà che stanno funzionando molto bene, come verifichiamo tramite la collaborazione con Confindustria e le aziende associate. Certamente la Danieli rappresenta la più grande realtà in Friuli, ma naturalmente ne abbiamo molte altre.»
Si sta registrando un aumento delle iscrizioni agli istituti tecnici, specialmente in Friuli e Brescia. Cosa ne pensa?
«È sicuramente un segnale importante. Dai rapporti con le aziende emerge chiaramente il bisogno di tecnici specializzati, una necessità accentuatasi negli ultimi tempi. Gli istituti tecnici devono attrezzarsi per fornire alle aziende personale adeguatamente formato. Non dobbiamo però dimenticare che la scuola secondaria forma cittadini: l’aspetto professionale è importante, ma dobbiamo garantire ai nostri allievi un bagaglio culturale che consenta loro di vivere da cittadini attivi, con senso critico, in un mondo in rapido cambiamento. I giovani devono sapersi adattare alle diverse situazioni che affronteranno.»
Come vede l’ipotesi di introdurre l’educazione finanziaria e bancaria nel percorso formativo dei ragazzi?
«L’educazione finanziaria merita di essere approfondita. Nel nostro istituto avviene in modo marginale, legata a singoli episodi e non strutturalmente inserita in maniera organica. L’elemento finanziario andrebbe integrato nei nostri percorsi formativi.»
L’internazionalizzazione sembra essere un aspetto cruciale per la formazione. Cosa pensa di questa gestione dell’aspetto internazionale?
«È un aspetto fondamentale. Abbiamo numerosi progetti legati all’internazionalizzazione, collaboriamo con partner stranieri e siamo una scuola accreditata Erasmus. Manteniamo relazioni con l’Europa e con tutto il mondo. Sono convinto che i ragazzi debbano saper muoversi e parlare inglese in un mondo sempre più globalizzato.»
Per quanto riguarda l’aspetto digitale, ritiene che ci debba essere una contrapposizione tra l’educazione e l’uso dei social?
«Gli aspetti legati alle nuove tecnologie digitali vanno affrontati considerando sia gli elementi negativi che positivi. Dobbiamo valorizzare i benefici limitando gli aspetti problematici. Abbiamo constatato che un uso eccessivo dei social può impedire ai giovani di interfacciarsi con i coetanei, generando evidenti difficoltà relazionali. I social presentano anche aspetti positivi, come l’apprendimento dell’inglese. Queste tecnologie evolvono rapidamente e noi, come centro educativo, facciamo fatica a incorporare gli elementi positivi isolando quelli potenzialmente dannosi.»
In questo momento, cosa faremmo senza strumenti come Whatsapp?
«Sono certamente logiche da cui non si può più prescindere. Sono tecnologie che facilitano il nostro percorso, anche se talvolta lo complicano.»

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